LA SOSTENIBILITÀ E IL DL 95/2025 CONVERTITO IN LEGGE

LA SOSTENIBILITÀ E IL DL 95/2025 CONVERTITO IN LEGGE

Il 6 agosto 2025 la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva, con modificazioni, la conversione del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95.  Il provvedimento contiene misure urgenti per il finanziamento delle attività economiche, interventi sociali, infrastrutture, trasporti ed enti territoriali.

L’art. 10, comma 1-bis, modifica il calendario degli obblighi sui bilanci di sostenibilità dopo l’adozione della nuova disciplina europea. Questa riscrive le scadenze per il reporting in materia. Il percorso dell’Unione Europea verso la sostenibilità è iniziato formalmente nel 2014 con la Direttiva NFRD sulla dichiarazione non finanziaria. Essa ha introdotto nei sistemi nazionali il linguaggio della sostenibilità e l’obbligo di maggiore trasparenza, vista come strumento per obiettivi più ampi.

La Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD) del 14 dicembre 2022 rappresenta un’evoluzione importante. Richiede alle grandi imprese e alle PMI (escluse le micro) di includere nella relazione sulla gestione informazioni sugli impatti ambientali e sociali. Vanno anche indicate le modalità con cui tali fattori influenzano l’andamento, i risultati e la situazione aziendale (art. 19-bis). La norma dettaglia gli elementi di modello e strategia aziendale, le comunicazioni ai rappresentanti dei lavoratori e le limitazioni per le PMI. Impone alle imprese madri di grandi gruppi una rendicontazione consolidata, con l’indicazione di piani, gestione dei rischi e considerazione degli stakeholder (art. 29-bis). Definisce inoltre i principi di rendicontazione per aspetti ambientali, sociali, diritti umani e governance, inclusi controlli interni ed etica aziendale.

La Direttiva (UE) 2024/1760 (CSDDD) introduce obblighi di due diligence. Le imprese devono valutare e gestire i rischi legati ai diritti umani e agli impatti ambientali nelle proprie attività e nella catena di fornitura.

La direttiva “stop the clock” 2025/794 ha rinviato per alcune imprese gli obblighi di rendicontazione e due diligence, concedendo più tempo per adeguarsi.

Il DL 95/2025 conferma l’obbligo di bilancio di sostenibilità dal 2024 per le grandi imprese enti di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti medi annui. L’obbligo vale anche per le società madri di grandi gruppi che superano tale soglia su base consolidata.

Per le altre grandi imprese e società madri, l’obbligo scatterà dagli esercizi avviati dal 1° gennaio 2027. Per le PMI quotate (escluse le micro) la data è il 1° gennaio 2028.

Anticipare l’adeguamento può offrire un vantaggio competitivo. Significa migliorare il posizionamento verso investitori, clienti e partner attenti ai criteri ESG, oltre a rendere la transizione più efficiente.

La normativa bancaria e finanziaria già vigente si applica anche a chi non è obbligato alla rendicontazione. Le banche, tenendo conto dei rischi ESG nei criteri di credito, spingeranno tutte le imprese verso tali standard. Chi non li rispetta può incontrare difficoltà di accesso ai finanziamenti o condizioni meno favorevoli.

Anche il diritto dei contratti risente della svolta: la sostenibilità emerge come nuovo parametro di meritevolezza ai sensi dell’art. 1322 c.c. La dottrina del “contratto ecologico” impone un uso razionale delle risorse e la tutela dei diritti sociali.

La sostenibilità come canone interpretativo può rinnovare istituti giuridici senza alterare il sistema normativo. Affrontare le sfide in questo ambito richiede cooperazione tra pubblico e privato. Il diritto non risolve tutto, ma può contribuire a un futuro più ospitale per le generazioni presenti e quelle a venire.