Contratti a termine: prorogata al 31 dicembre 2026 la validità delle causali individuali.

Contratti a termine: prorogata al 31 dicembre 2026 la validità delle causali individuali.

La legge di conversione del DL 95/2025 (L. 118/2025) ha prorogato al 31 dicembre 2026 la possibilità di inserire nei contratti a termine, in assenza di specifiche previsioni della contrattazione collettiva, causali individuate direttamente dalle parti.

La regola generale, secondo l’Art. 19 del D.lgs. 81/2015, consente la stipula di contratti a termine senza causale per una durata massima di 12 mesi.

Per durate superiori ai 12 mesi e fino al limite di 24 mesi, è richiesto l’inserimento di una causale giustificatrice.

Il D.L. 48/2023 aveva inizialmente previsto che tali causali fossero definite prioritariamente dalla contrattazione collettiva (nazionale, territoriale o aziendale).

Tuttavia, riconoscendo le difficoltà per i contratti collettivi di adeguarsi rapidamente, il legislatore aveva introdotto un regime transitorio che permettesse alle parti di definire autonomamente le esigenze giustificatrici.

La recente modifica ha concesso tempo ulteriore, fino al 31 dicembre 2026, per individuare nel singolo contratto una ragione di carattere tecnico, organizzativo o produttivo.

Questa possibilità è tuttavia subordinata all’assenza di specifiche previsioni in merito nel contratto collettivo applicato in azienda. In altre parole, se il contratto collettivo individua già le causali, queste devono essere rispettate.

Implicazioni e considerazioni operative

Quella che doveva essere una misura transitoria è ormai giunta alla quarta proroga consecutiva rendendo di fatto strutturale un regime che doveva essere transitorio (30 aprile 2024 → 31 dicembre 2024 → 31 dicembre 2025 → 31 dicembre 2026). Tale continuità evidenzia le difficoltà di adeguamento della contrattazione collettiva e trasforma quello che doveva essere un regime temporaneo in una soluzione di fatto stabile.

Il protrarsi di questa situazione può tuttavia generare disparità tra settori dove le causali sono già definite a livello collettivo (maggiore certezza, ma minore flessibilità) e quelli dove si ricorre alla definizione individuale (maggiore flessibilità, ma potenziale incertezza).

Infine, la definizione autonoma delle causali espone a un margine di discrezionalità maggiore e, conseguentemente, a un rischio più elevato di contestazioni e verifiche giudiziarie. La giurisprudenza richiede che le motivazioni siano specifiche, concrete e non generiche, riferite alla necessità di impiegare quel particolare lavoratore a termine. Una causale insufficiente o inadeguata potrebbe comportare la conversione del contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato.

La proroga al 31 dicembre 2026 consolida, dunque, un assetto normativo che da temporaneo sta assumendo carattere strutturale. Il fatto che nei contratti a termine sia prorogata la validità delle causali individuali ancora una volta è un fatto da tenere in considerazione.È opportuno prestare massima attenzione alla redazione delle causali individuali, sia per evitare contestazioni giudiziarie, sia per garantire contratti a termine coerenti con le esigenze aziendali e conformi alla legge.