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NUOVO CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA “MONITORARE LA CRISI PER PREVENIRE I PROBLEMI”

Nuovi strumenti e metodi di monitoraggio dello “stato di salute” delle aziende per prevenire e gestire gli stati di crisi, così da tutelare imprese e creditori: questo l’obbiettivo del nuovo codice della crisi di impresa, che modifica la legge fallimentare risalente agli anni ’40, che è stato illustrato ai professionisti bellunesi nel corso di un convegno ospitato venerdì pomeriggio al Centro Giovanni XXIII di Belluno e organizzato dal  CUP – Comitato Unitario Permanente degli Ordini e Collegi Professionali di Belluno.

 

Obiettivi e situazione in provincia

Ad illustrare l’obbiettivo del convegno, che ha richiamato numerosi professionisti tra avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro, è l’avvocato Innocenzo Megali, presidente del CUP Belluno: «L’argomento della crisi di impresa è molto importante anche in un territorio come il nostro, come dimostrano anche le notizie degli ultimi giorni. Alcune norme sono già entrate in vigore, altre lo faranno il 15 agosto 2020, e abbiamo ritenuto fondamentale illustrarle ai professionisti dei vari settori interessati dalla riforma».

Megali illustra anche alcuni numeri dei fallimenti e delle crisi in provincia: «Nel Bellunese, abbiamo registrato nell’ultimo anno una quindicina di fallimenti, ma sono di particolare interesse le situazioni di crisi aziendali, soprattutto per i potenziali riflessi occupazionali».

Ad aprire i lavori è stato il saluto della Presidente del Tribunale di Belluno, Antonella Coniglio: «Si tende a pensare che a Belluno, per la sua posizione periferica, le cose arrivino sempre più tardi, e quindi incontri come questi, con esperti di livello, sono molto importanti per l’aggiornamento degli addetti ai lavori, perché si tratta di una normativa nuova da analizzare e sviscerare nei dettagli».

 

La nuova normativa

Il nuovo codice della crisi di impresa, come detto, mira a intercettare i segnali di crisi prima che si giunga ad un punto di non ritorno: a spiegare le principali novità è Mariacarla Giorgetti, Professore ordinario di diritto processuale civile all’Università di Bergamo.

«Si distingue il momento della crisi reversibile da quello della liquidazione, eliminando il termine “fallimento”, e vengono unificate in un unico corpo normativo le regole inerenti le imprese, i singoli soggetti privati e i professionisti. Soprattutto, vengono inseriti dei sistemi di allerta e prevenzione, con organi composti da professionisti che entrano in azione già dai primi momenti di difficoltà per cercare di aiutare le imprese: si potrà così o superare la crisi temporanea e continuare ad operare sul mercato oppure passare alla fase di liquidazione, così da poter tutelare anche gli eventuali creditori».

«L’imprenditore deve passare da una visione rivolta al passato ad una rivolta al futuro. – aggiunge Nicolò Castello autore del Sistema MPHIM+ – Gli viene chiesta un’attività di previsione attraverso la stesura di piani che possano anticipare eventuali problemi di cassa e verificare la sostenibilità dell’indebitamento. È un cambio epocale».

A chiudere gli interventi, gli avvocati Silvia Masiero e Leonardo Bolla, che hanno affrontato rispettivamente i temi dei riflessi penalistici della riforma e dei rapporti di lavoro nella crisi di impresa.

 

Le novità fiscali

In conclusione di convegno, si sono poi affrontate anche le ultime novità fiscali con l’analisi del Decreto Legge 124/2019 – la cui conversione in legge è attesa entro Natale – e delle proposte inserite nella bozza della Legge di bilancio 2020, che dovrà essere emanata entro il 31 dicembre.

«Ci sono novità importanti per i cittadini, come per esempio il nuovo “bonus facciate”, che consente una detrazione del 90% in 10 anni, e la proroga delle agevolazioni sulle ristrutturazioni, con un bonus del 65% e 50% invece del 36%. – spiega Fausto Gallo, ragioniere commercialista e revisore legale – Ci sarà poi la limitazione del contante, con la riduzione graduale della soglia per i trasferimenti di denaro contante a 2mila euro nel corso del 2020 e a mille nel 2022. Per i professionisti, poi, è stata cancellata, anche se non è mai partita, la “flat tax” per le partite IVA con redditi tra i € 65.000 e i € 100.000 annui, mentre rimarrà con alcune limitazioni il regime forfettario per i contribuenti fino a 65mila euro».